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I racconti            (homepage)

 

Per un attimo soltanto


Un brivido, e per un attimo penso' che l'avessero ripreso. Ricomincio' a pedalare, furioso, con la testa di nuovo incassata fra le spalle. Si era sbagliato, il cuore batteva con piu' forza nel petto, nelle tempie,
impetuoso e cattivo nelle orecchie e in gola.
Si guardo' indietro e sorrise, che stupido era stato. Quel giorno andava come il vento, piu' del vento.
La discesa era ripida, la piu' ripida che avesse mai affrontato, ma pedalava lo stesso. E sorrideva. Non l'avrebbero ripreso e non sarebbe nemmeno caduto.
Cadere. Tante, troppe volte gli era capitato di ritrovarsi sull'asfalto.
Prima la botta, secca e violenta da tagliare subito il respiro ma che avrebbe fatto veramente male solo il giorno dopo, e poi l'immediato sentirsi consumare dall'asfalto grigio.
Il mento, le ginocchia, i gomiti, i fianchi... (continua)

 

 Questo racconto e' stato pubblicato nell'antologia intitolata Il corto Letterario dopo aver ricevuto una segnalazione speciale di Andrea G. Pinketts (presidente della Giuria dell'omonimo concorso internazionale) con la seguente motivazione: "Per la capacita' di metafora di una corsa contro il tempo che ci si e' dati".


Inoltre, nel mese di luglio 2007, "Per un attimo soltanto" e' stato pubblicato anche sul nr. 5 del periodico Arcipelago.

 

 


 

La confessione

Basta maresciallo, non ce la faccio piu'!
Ho deciso: confesso, confesso tutto. Sono stato io, sono io la persona che state cercando. Sono io l'assassino. Ma che cos'altro avrei potuto fare, eh? Le ha viste anche lei quelle scarpe col tacco a spillo, vero? E quel seno? L'ha visto anche lei quel seno, o no? Maresciallo, non so che cosa mi sia preso, e' stato un attimo, non ho capito piu' nulla. Mi ha preso in giro, mi ha umiliato! Avanti, mi arresti,
che cosa aspetta? Anzi, mi spari! Mi uccida! Tiri quel grilletto e mi faccia secco, me lo merito! Sono stato io, io ho ucciso!
Ho colpito alla cieca una volta, due, tre, non so piu' nemmeno io quante volte ho colpito con quel martello?
Maresciallo, suo figlio era un impostore!
 

 

 


L'uomo col toscano 

L'aria gelida di via Cavallotti lo afferra per il bavero e lo
trascina di nuovo al Briz. Rimane per un attimo con la maniglia
in mano, sull'uscio, a strofinare le suole sullo zerbino. Alle sette, d'inverno, a Varese e' gia' notte. Meglio cosi'. S'infila in tasca
quel che resta del suo toscano fumato e raggiunge il bancone.
Il solito, grazie.
Ci sono vini di cui preferisce gli aromi al sapore e questo e' uno di quelli. Riapre gli occhi e la scopre osservarlo, incuriosita, come tanti hanno gia' fatto e molti altri ancora faranno. Il bicchiere sposta la bocca generosa e rotonda dal suo naso alle sue labbra. La ragazza gli sorride, si allenta appena la sciarpa e si presenta, lasciandosi servire quel che lui sta gia' bevendo. Ha poco tempo e tante cose da fare, la casa e' ancora sottosopra e questo nuovo contrattempo non gli serviva. L'arredamento andava bene cosi', mai avrebbe dovuto farci mettere mano. Pazienza. Quando i calici si toccano sono gia' al tavolo.
Lea gli racconta che viene da Milano, gli spiega quello che studia, il perche' del suo nome, gli parla del tizio con cui si sarebbe dovuta incontrare proprio qui, delle menzogne che lui le ha raccontato fin dal primo giorno, gli confida che gli uomini sono tutti uguali, che a Varese fa piu' freddo che a casa sua, come se a lui interessasse qualcosa delle sue banalita'. Ad ogni modo gli tocca darle ragione su tutto, anche se non gliene frega niente. In fondo, Lea gli fa tenerezza. E poi non ha tempo per fare altro.
Sorride, annuisce, sorseggia. Altri due Chablis, grazie. Annuisce, sorseggia, continua a sorridere. Stasera non ha tempo, insiste a ripeterselo mentre pensa di nuovo a tutto quello che ha ancora da fare. Ancora due, grazie.
Ci siamo. Lea lo stava aspettando e il suo invito e' arrivato, puntuale come al solito. Paga quel che deve e in dieci minuti sono da lui.
La chiave gira nella serratura senza un clic, la porta si spalanca e si richiude senza un rumore, la penombra smorza i loro sospiri e il fruscio degli abiti che cadono sul parquet, la lama scatta in silenzio e nel medesimo istante le spegne il sorriso e lo sguardo. Vede gli occhi di Lea farsi di vetro nel cercare i suoi, nel cercare quel perche' che lui e lo Chablis non sono ancora riusciti a trovare. Il sangue le riempie i polmoni in un attimo e Lea non puo' che gorgogliare un ultimo gemito mentre si affloscia sul pavimento. L'uomo si piega sul letto e fa scivolare una mano nella tasca della giacca.
Fosse stato un vero toscano l'avrebbe gia' acceso da un pezzo, ma purtroppo e' solo un dito, uno stupido dito coperto di sangue coagulato, lo stupido mignolo di uno stupido arredatore di Livorno piu' lesto a rollarsi spinelli che a srotolare progetti. Afferra la ragazza per le caviglie e la trascina in cucina, accanto ai miseri resti dell'uomo. Lupo, un toscano fumato. Lea, una tenera milanese.
A proposito, in casa ha sia le uova che il pangrattato...

 

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