IO SERIAL KILLER di Amos Cartabia
Il pensiero deviato di un serial killer che decide d'un tratto di consegnarsi alle Autorita' permea dall'inizio alla fine questo romanzo di Amos Cartabia. Il linguaggio e' spietato e crudele, piu' diretto e volgare del previsto e del prevedibile. E dire che gia' la copertina mette in guardia il lettore, con il suo "vietato ai minori" che fa bella mostra di se' fra le braccia che grondano sangue del folle pluriomicida.
Scritto in prima persona come fosse un diario, Io serial killer e' pieno zeppo di errori ortografici e correzioni spesso volutamente visibili. All'assassino, infatti, la Direzione del carcere non affida che una vecchia macchina per scrivere e qualche risma di carta. Se devi cancellare, gli dicono, usa i trattini e non rompere. L'autore di questa anomala autobiografia pigia i tasti come puo' e come sa, mentre lo Stato, intanto, gli prepara la sedia elettrica.
Perche' tutto questo? Semplice: prima di farsi ammanettare, il mostro ha rinchiuso in un bunker sotterraneo due povere fanciulle e, prima di liberarle, esige di poter terminare la propria folle opera letteraria. In cambio, due cifre alla volta seminate qua e la' fra le righe del diario, la combinazione segreta che consentira' all'FBI di spalancare l'uscio alle due sventurate.
Trecentosessanta pagine di pazzia e violenza, pagine e pagine di cattiveria gratuita. Inutile interrogarsi, impossibile dedicarsi alle analisi. Lo sanno gli investigatori e gli studiosi e, ora, grazie ad Amos Cartabia lo sanno anche i lettori.
I TRE GIORNI ALL'INFERNO... di Valter Binaghi
Tre giorni all'inferno, lo ammetto, li ho passati anch'io.
Il famigerato ponte del primo maggio, il sottoscritto l'ha trascorso in compagnia degli incubi che Valter Binaghi ha saputo mettere magistralmente su carta per il coraggioso Sironi. Quattrocento pagine fitte di emozioni, suggestioni e riflessioni, una storia in cui la fantasia si mischia alla realta' in un modo talmente indissolubile da far venire la pelle d'oca. La storia e' quella di un gagliardo giornalista di provincia che cerca in tutti i modi di lasciarsi alle spalle un matrimonio naufragato. Il lavoro non gli concede tregua, la figlia lo assilla con i propri problemi di adolescenza brufolosa e solo qualche fugace rapporto sessuale a pagamento riesce a rendergli quei sorrisi dimenticati, tempo prima, chissa' dove. La provincia, all'improvviso, viene scossa da un fattaccio che meta' basta: dietro a tutto ci sara' sul serio solo un gruppo di giovani satanisti? Bonetti indaga, non puo' fare altrimenti anche se, in cuor suo, lo farebbe anche. I delitti inquietanti si susseguono piu' orribili che mai, Binaghi tesse una tela fitta e raffinata grazie alla sua straordinaria forza narrativa e piu' la trama si fa complessa, piu' la verita' diviene incredibile e gli scenari si fanno angoscianti. Non e' solo un romanzo corposo, "I tre giorni all'inferno di Enrico Bonetti cronista padano" sono un corpo a corpo tra il Bene e il Male, una rissa in cui Binaghi ci trascina afferrandoci per il collo - anzi, per i testicoli - per costringerci a infilare il naso nello schifo che ci circonda ma che, guardiamoci intorno, non a tutti fa poi cosi' schifo.
IL SIGNIFICATO DELLA NOTTE di Michael Cox
Classe 1948, laureato a Cambridge, Michael Cox trae dalla sua Inghilterra il meglio - e il peggio - della vittorianita' e, dopo raccolte di narrativa, biografie, storie di fantasmi e racconti gialli, confeziona il suo primo romanzo, un mastodontico omaggio (non solo per l'elevato numero di pagine, quasi 700!) alle atmosfere ottocentesche d'oltremanica.
Si chiama Edward Glyver, alias Edward Glapthorn, il protagonista-narratore di questo thriller psicologico, un uomo di eccezionale intelligenza e che ama i libri forse piu' di se' stesso.
Una ritorsione crudele e inspiegabile gli ha tolto l'immensa fortuna che gli sarebbe spettata per nascita nonche' la sua vera identita'.
Gia' questo basterebbe per spiegare le sue ossessioni, ma dato che - come si dice in questi casi - piove sempre sul bagnato, il nostro Edward, personaggio sempre sopra le righe, scopre d'improvviso che una sua assurda sensazione corrisponde a verita': Daunt, acclamato poeta e antico rivale sin dai tempi del college, sta per soffiargli la donna amata.
Il personaggio creato da Cox capisce in un attimo di essere pronto e disposto a tutto pur di riavere in fretta quello che gli e' stato sottratto e in una gelida sera del 1854 si mette alla prova. Mentre cala il buio e sale la nebbia, una coltellata stronca la vita di uno sconosciuto con i capelli rossi: Edward ha dimostrato a se' stesso che uccidere e' facile.
Da questo momento, nulla e' piu' come prima. La trappola mortale e' scattata. Il protagonista e il lettore vengono travolti e inghiottiti dagli eventi, dalle verita' che si tramutano in menzogne, dalle vendette e dai tradimenti.
Arricchita da vivaci descrizioni dell'Inghilterra e della Londra del tempo che fu, Il significato della notte e' una storia che inquieta e avvince nonostante qualche descrizione e numerose pagine di troppo.
007 TEMPO DI UCCIDERE di Raymond Benson
Non esistesse, James Bond bisognerebbe inventarlo: la minestra, pur essendo sempre la stessa da piu' di cinquant'anni, non e' mai riscaldata.
L'eroe nato nell'oramai lontano 1953 dalla macchina per scrivere di Ian Fleming, questa volta viene trascinato sul tetto del mondo dal word processor di Raymond Benson, un texano che non ha gli occhi di ghiaccio ma le dita di fuoco s?wScrive bene e inventa meglio ed e' per questo che Hollywood se lo coccola, cosa chiedergli di piu'?
Lo scrittore-musicista, al solito egregiamente tradotto da Andrea Carlo Cappi e pubblicato in Italia da Alacran, non si tira indietro e prosegue il fortunato ciclo di romanzi di 007 spedendo di nuovo in missione la spia di Sua Maesta'.
Il romanzo, ve lo posso garantire, si ingolla in un fiato, manco fosse un vodka Martini agitato e non mescolato. James Bond, tra amplessi e partite a golf, fa il giro del mondo in trecento pagine e, come al solito, in ogni capitolo rischia la vita almeno una volta per colpa di chi gli vuole impedire di ritornare in possesso di Skin 17, il piu' prezioso segreto militare britannico. Inutile dirlo, qualcuno ha tradito. Superfluo ripeterlo, tocca a 007 metterci una pezza.
Sugli ottomila del quasi impronunciabile Kangchenjunga, la terza montagna del pianeta, l'eroico agente inglese deve dannarsi l'anima per evitare di lasciarci le penne. Questa volta sono la natura e la furia degli elementi gli avversari piu' pericolosi. Due brutti ceffi contro cui non ci sono Beretta ne' Walther PPK che tengano.
La critica internazionale l'ha definito "il miglior romanzo di 007 dopo quelli scritti da Fleming".
Signori, siete avvisati.
SOGNANDO BABILONIA di Richard Brautigan
Un bel classico non guasta mai.
C. Card vorrebbe essere un detective, ma non e' altro che uno squinternato e squattrinato col fiuto solo per i guai. Possiede una pistola, ma non ha i soldi per le pallottole e gli e' difficile persino chiedere un piccolo prestito agli amici: deve denaro a tutti, mamma' compresa. Sara' per questo che lei lo chiama bastardo?
Improvvisamente, dal nulla si materializza una cliente con tanti soldi e ogni curva al posto giusto. Potrebbe essere la svolta, il colpo che cambia la vita, peccato che la biondona gli commissioni un lavoretto un po' particolare: trafugare un cadavere dall'obitorio della citta'.
C. Card, c'era da aspettarselo, non si perde d'animo e si tuffa immediatamente a capofitto nell'avventura. In effetti, perche' non farlo quando non si ha nulla da perdere?
Qualcuno si stara' chiedendo cosa c'entri Babilonia con tutto questo. Tranquilli, e' molto semplice: tempo prima, il nostro eroe senza arte ne' parte prova ad entrare nella locale squadra di baseball, ma la prima palla che gli viene lanciata lo manda kappao'. Da quel momento, la sua vita inizia a svolgersi anche in un mondo parallelo, di fantasia, un mondo fatto di sogni, splendide ancelle, bighe d'oro, nemici da sconfiggere e meritate ricompense da godersi senza ritegno alcuno.
Brautigan scrive in maniera accattivante, la storia corre veloce, ci sono ritmo e humor, non manca nulla. Davvero un ottimo scrittore controcorrente. Peccato che si sia fatto saltare la testa nel 1987 con una pistolettata. Fosse stato il suo C. Card, probabilmente non sarebbe successo e, oggi, sarebbe ancora qui a regalarci storie di vita vera (e nera) vestite con eleganza dai mille colori della parodia.
INVECE LINDA di Laura Campiglio
Laura Campiglio e' una giovane giornalista irrequieta che, probabilmente, ha iniziato a scrivere prima ancora di nascere. La sua, infatti, e' una scrittura istintiva, tagliente, coinvolgente. Divertente. La nascita della figlia Lola non ha fermato la sua penna, anzi.
Dopo centinaia di articoli e migliaia di trafiletti scritti per diversi quotidiani locali, Laura si e' dedicata alla stesura di alcune sceneggiature e, viaggiando fra l'Altomilanese e Parigi, si e' ritagliata il tempo che le serviva per scrivere Invece Linda, il suo romanzo d'esordio. Un esordio prepotente e promettente. Un noir autobiografico, una storia che ci fa sorridere della sua vita e che ci fa riflettere sulla nostra.
Linda, la protagonista, avrebbe continuato a condurre una piatta esistenza nella redazione di un quotidiano di provincia, fra rapine fallite e risse per strada, se Nanni non le si fosse parato davanti con i suoi capelli color delle lentiggini. Di colpo, le notti passate a leggere e a scrivere si allungano a dismisura, e con loro gli aperitivi, le telefonate, le chiacchierate fatte di tutto e di nulla come sempre accade quando due iniziano a frequentarsi. Nanni, com'e' arrivato, d'improvviso se ne va, e quella che per quasi cento pagine sembra una storia d'amore diventa una danza macabra, un film fatto di brutti ricordi, strani suicidi e morti sospette. Una vicenda, quella di Linda, tenuta insieme da una matassa ingarbugliata di bugie che qualcuno, suo malgrado, sara' costretto a dipanare. Impreziosito da una pirotecnica prefazione di Andrea G. Pinketts, Invece Linda e' uno di quei libri da regalare a chi si ama e a chi si odia. Includendo se' stessi nel computo.
GIALLO PASOLINI di Enzo Catania
Questo libro e' una rigorosa ricostruzione storica, senza pretese di sensazionalismi e scoop, che intende squarciare il silenzio che ha fatto seguito alla nuova "verita'" rilanciata in televisione nel 2005 da Pino Pelosi, l'assassino reo confesso del famoso delitto di Ostia.
Scontata la pena, Pelosi ha chiesto comprensione e oblio ma, al contempo, e' ritornato su un aspetto gia' analizzato dal processo di primo grado: Pino il borgataro non era solo in quel lontano 2 novembre del 1975.
Rinnovate queste rivelazioni, l'indagine venne riaperta ma subito richiusa. A qualcuno potrebbe sembrare assurdo "revisionare" vicende cosi' lontane, ma anche la memoria storica e la cultura vogliono una loro verita', visto che un caso giudiziario definito non archivia certo un mistero d'Italia dissepolto con clamore dalla tv.
Giallo Pasolini, in cui non vi e' traccia ne' di giustizialismo ne' di ideologia, non e' altro che un enorme caleidoscopio che mischia le tinte del passato, del presente e della cronaca con quelle della storia, dei reportage e delle interviste.
UNA STORIA DA DIMENTICARE di Luciano Lutring
Quasi trecento pagine per raccogliere settant'anni di ricordi, riflessioni, emozioni. Questa la sintesi estrema di Una storia da dimenticare, l'autobiografia edita da Agar di Luciano Lutring, il rapinatore di banche noto negli anni '60 come il solista del mitra.
Gli amori, le delusioni, le fughe rocambolesche, le gioie e i dolori di una vita sempre al limite: Lutring non tiene nascosto nulla di se' e della propria vita, di quella esistenza vissuta sul filo tagliente del rasoio fra Cadillac lustre, night club e belle donne sino al giorno dell'arresto avvenuto in Francia dopo un epico conflitto a fuoco con i gendarmi che da anni gli davano la caccia.
Da solo in una cella di due per due, il solista si trasforma e, scansata per un soffio la ghigliottina, si ritrova a fare i conti con la propria anima. Sei anni di isolamento totale, un periodo durissimo in cui Lutring tenta piu' volte il suicidio fino a quando, con la biro in una mano e il pennello nell'altra, decide di affidare alla carta e alla tela tutte le proprie fragili sensibilita'.
Graziato per meriti artistici sia in Francia che in Italia, Luciano Lutring e' oggi un uomo libero che, forte come non mai, continua a regalare (e a regalarsi) emozioni incredibili. Stavolta, fortunatamente, senza un mitra Thompson fra le mani.
QUALCOSA CHE NON RESTA di Fabrizio Canciani
Non appena due rapinatori che piu' incapaci non si puo' tentano il colpo che cambia la vita e falliscono il bersaglio, le parti si invertono: i banditi finiscono legati e imabavagliati, gli ostaggi prendono il malloppo e se la danno a gambe. L'occasione, si sa, fa l'uomo ladro, soprattutto quando il ballo ci sono venti milioni di euro, mica broscolini.
E' Bruno Kernel, investigatore privato e provato dagli eventi, a prendere in mano la situazione insieme allo stesso manipolo di degni compari che gia' l'aveva affiancato nel precedente La regola della cattura (Todaro, 2005). Nell'afa estiva della pianura padana tutti si fiondano all'inseguimento del denaro rubato e, soprattutto, del direttore della filiale rapinata, scomparso nel nulla prima ancora dell'irruzione dei banditi.
Fabrizio Canciani, cabarettista meneghino col pallino del giallo, si destreggia con maestria e ci confeziona una storia noir deliziosa e coinvolgente e che riesce a divertire dalla prima all'ultima pagina nonostante tutti i risvolti inquietanti dell'intricata vicenda.
Apprezzabili e gradite, infine, le numerose citazioni musicali che Canciani usa per incorniciare il romanzo, sincoparne il ritmo ed accrescerne il pathos. La storia vestirebbe bene ALdo, Giovanni e Giacomo e quella simpatica pennellona della Massironi.
CLICCA E GUARDA IL FETICCIO
L'OMBRA DEL VENTO di Carlos Ruiz Zafon
Il piccolo Daniel, undicenne orfano di madre, viene accompagnato per mano dal babbo nel "Cimitero dei Libri Dimenticati", un luogo nelle viscere di Barcellona in cui vengono sottratti all'oblio tutti quei libri il cui ricordo sta per essere cancellato dal tempo. Daniel, a cui il padre bibliotecario ha insegnato l'amore per i libri e la cultura, in questo luogo misterioso e affascinante, entra in possesso di un libro che gli cambiera' la vita, un romanzo "maledetto" che lo spingera' a inseguire l'autore fino nel profondo dell'anima oscura della sua citta'. Farcito quanto basta di amicizia e amore, "L'ombra del vento" e' un thriller scritto (o perlomeno tradotto) molto bene, uno di quei libri che dovrebbe leggere chi vuole scrivere. La vicenda appassiona, spaventa ed emoziona al punto giusto, come sempre accade quando il passato inquietante si riflette sul presente del protagonista. L'autore, di tanto in tanto, si dilunga a descrivere la duplice identita' della sua amata Barcellona, ricca e splendente all'apice del Modernismo, cupa e ferita nel dopoguerra, ma lo sa fare con garbo e astuzia. Quasi cinquecento pagine gustose e divertenti, una storia, lo ammetto, a tratti improbabile ma senz'altro da non perdere. Per come si dipana, la vicenda si presta a una trasposizione cinematografica. Qualcuno, non lo escludo, potrebbe averci gia' pensato.
L'UOMO SCOMPARSO di Jeffery Deaver
Lyncoln Rhyme e Amelia Sachs riprendono la caccia: un nuovo serial killer insanguina le strade di New York. Un caso incredibile, una catena di delitti impressionante, un assassino che per far perdere le proprie tracce usa i trucchi dei grandi maestri dell'illusionismo.
Lyncoln e Amelia vengono proiettati da un Deaver tarantolato in quel mondo suggestivo e ambiguo in cui finzione e realta' si mescolano sino a confondere chi indaga e, a tratti, purtroppo anche chi legge. Un gioco spietato, una corsa contro il tempo, una partita con la morte dove nulla e' mai quello che sembra.
Deaver stavolta supera se' stesso senza mettere la freccia e rischia purtroppo di finire in testacoda nel finale. Nessun colpo di sonno, tranquilli, solo un eccesso di velocita' che, comunque, coinvolge e stupisce riga dopo riga.
Come per il Collezionista di ossa, piu' che un romanzo Deaver ci fa divorare una sceneggiatura. Condita e saporita forse piu' del dovuto ma che non resta sullo stomaco. Un libro da leggere, soprattutto se digerite a fatica le storie di Faletti.
CRIMINI E MISTERI PER LA STANZA DA BAGNO di Diane Vogt
Sessantacinque racconti gialli brevi ma intensi. Pensate di essere un bravo detective? Ottimo, siete assunti ma state attenti: solo la logica e un occhio allenato vi consentiranno di trovare la risposta giusta alla domanda che vi verra' posta al termine di ciascuno dei casi presentati. Solo chi e' veramente abile riuscira' ad arrestare il colpevole prima che lo scarico sia entrato in funzione.
FIORIRA' L'ASPIDISTRA di George Orwell
E' un Orwell quasi sconosciuto quello di questo romanzo, e magari chi ha letto ed apprezzato "1984" o "La fattoria degli animali" non osera' nemmeno prenderlo in mano tanto e' "minore".
E' la storia nuda e cruda, con qualche ripetizione a mio avviso voluta, di un poeta afflitto e povero e che tutti, in un modo o nell'altro, evitano come la peste. La cosa, comunque, rappresenta per il protagonista tutt'altro che un problema: Gordon, infatti, evita orgogliosamente di inserirsi nella societa' e nei suoi meccanisimi, iniziando a criticare con ossessiva cattiveria il denaro.
Sono proprio i soldi il filo conduttore dell'intera vicenda, animata da personaggi dal carattere forte ed ostinato quanto quello del poeta che, caparbio come pochi, abbandona un lavoro sicuro e ben retribuito per inseguire i propri sogni.
A proposito: diventeranno realta'?
Chi e' cosi' fortunato da trovarlo (non credo sia stato ristampato di recente) lo legga.
LA MANO SINISTRA DEL DIAVOLO di Paolo Roversi
Nella distratta Milano ne succedono sempre di tutti i colori, oramai lo si sa, ma anche nella sonnecchiante Bassa padana non si scherza. Leggere per credere.
Il ritrovamento di una mano mozzata nella cassetta postale di un pensionato un po' fuori di testa da' il via al secondo romanzo noir di Paolo Roversi, un mantovano di nascita e milanese di adozione che con la penna e la carta ci sa fare e non poco.
La mano sinistra del diavolo (Mursia) a' una vicenda appassionante dalla prima all'ultima riga, una di quelle storie scritte in maniera cosi' coinvolgente da farti dimenticare persino che, ogni tanto, arriva l'ora di mangiare o di dormire o di andare in bagno, una di quelle storie che, alla fine, ti lasciano con gli occhi che bruciano e il fuoco dentro, una di quelle storie che ti fanno ringraziare il Cielo di conoscere chi le ha scritte per potergli telefonare e dire quanto ti sono piaciute.
Segretarie avvenenti, rasta ingenui, ristoratori giapponesi, delinquenti comuni, vecchietti tranquilli, ragazze provocanti, per Roversi chiunque deve essere coinvolto, come e' giusto che sia, perche' il racconto viva in mezzo a tanti morti ammazzati.
Ad accompagnarci, come gia' accadde in Blue Tango (Stampa Alternativa), l'ostinato cronista di nera Enrico Radeschi che, in sella al suo inseparabile Vespone giallo, si muove a proprio agio fra Milano e la Bassa in una storia senza sbavature e che rende omaggio, in modo discreto e con il dovuto rispetto, a due miti del genere del calibro di Giorgio Scerbanenco e Andrea G. Pinketts, due Grandi con la gi maiuscola nel nome ma, soprattutto, nel loro DNA di scrittori di razza.
IL CASO DEL DOPPIO BEATLE di Glauco Cartocci
Non e' un romanzo, questo va detto subito, ma una ricostruzione dettagliata e intrigante. In ogni caso una bella storia, vera o falsa che sia.
Nel 1969 esce l'album Abbey Road dei Beatles. Un disco come gli altri? Per niente. A partire dalla copertina di questo famoso lp, infatti, una serie incredibile di indizi e di coincidenze fa nascere una delle piu' affascinanti e cupe leggende metropolitane della musica pop, quella che vorrebbe Paul McCartney passato a miglior vita a causa di un incidente stradale e prontamente rimpiazzato da un sosia. D'altronde, si sa, lo spettacolo deve continuare, sempre e in ogni caso.
Raccogliendo ed analizzando minuziosamente centinaia e centinaia di elementi, dalle liriche, alle fotografie, alle date, alle testimonianze, ai suoni apparentemente senza senso disseminati dai quattro di Liverpool nelle loro canzoni, l'autore ricostruisce con passione questa vicenda al tempo stesso affascinante e spaventosa.
Una storia, ma piu' probabilmente una leggenda o semplicemente una burla architettata dai mitici baronetti, in cui persino la CIA e i servizi segreti inglesi sarebbero coinvolti, impegnati come non mai per nascondere la morte accidentale (ma per qualcuno addirittura il rapimento e l'omicidio!) del bassista dei Beatles.
HO FATTO GIARDINO di Andrea G. Pinketts
Lazzaro torna piu' incazzato che mai: per il destino, infatti, e' ora che il nostro eroe diventi un uomo maturo.
Senza alcun ottimismo, il nostro decide quindi di affrontare di petto questo momento gravido di insidie in cui, tra le altre cose, il suo locale preferito (il Trottoir di Milano, n.d.r.) viene chiuso, il suo cane Benvenuto trapassa, i suoi amici e compari di avventure si dileguano e s'intristiscono.
Fine della storia? Per niente: una mattina, sul finire delle vacanze natalizie piu' desolanti della storia, la sua fidanzata viene trovata uccisa. Nessuna alternativa, giunge il momento di "fare giardino" per ribaltare a proprio favore (con grinta e fantasia) la situazione che lo sta vedendo sicuro perdente.
Un romanzo pirotecnico e durissimo, tra corse di paralitici in carrozzella, cavie umane, e folletti malvagi. Lazzaro sfida tutti, compreso se' stesso, e rifiuta di sottostare alle leggi dell'eta', rimambinendo anziche' invecchiare.
VENERE PRIVATA di Giorgio Scerbanenco
E' in arrivo, abbiate pazienza.
Nel frattempo, se proprio non state piu' nella pelle che vi ricopre, leggetevi cosa ne pensa il buon Paolo Roversi cliccando qui.
IL PIATTO PIANGE di Piero Chiara
Non disperate, e' in arrivo.
NONOSTANTE CLIZIA di Andrea G. Pinketts
In "Fuggevole turchese", come ben sa chi ha letto il romanzo, il protagonista schiatta. Tira le cuoia. Trapassa. Muore. Fine della saga? Neanche per idea. Pressato dai lettori che arrivano persino a minacciarlo, il buon (?) Andrea G. Pinketts e' costretto a far resuscitare il vecchio Lazzaro (mai nome fu piu' azzeccato) Santandrea.
Ed e' subito il caos. Da Milano a Savona, dalla Sicilia a Chinatown (quella meneghina), nessuno puo' piu' stare tranquillo. Un cadavere vestito da infermiere, un'infermiera nei panni di un cadavere, suore, travestiti, cinesi spietati, siculi cattivi, modelle modellate, medici, bare, baristi. Vale tutto: il nostro Lazzaro deve dimostrare di essere vivo, nonostante Clizia.
Una storia noir in cui ne succedono di tutti i colori, struggente e crudele, comica e grottesca. Un po' come la vita.
IL CONTO DELL'ULTIMA CENA di Andrea G. Pinketts
Lazzaro Santandrea, il protagonista, compie trentatre' anni e scopre d'un colpo, gli pigliasse un colpo, che tutti quelli che contano, da Gesu' Cristo a John Belushi, sono morti proprio a quell'eta'.
Questo sarebbe gia' abbastanza per non dormire piu' sonni tranquilli sino alle trentaquattro primavere ma, dato che piove sempre sul bagnato, al nostro Lazzaro appare d'improvviso la Madonna. Si', proprio lei, la Signora in celeste.
A chi scrive, ma soprattutto a chi legge, serve poco per rendersi conto che la mistica apparizione e' tutt'altro che un buon segno.
Pronti? Via! La storia si stacca con potenza e prepotenza dai blocchi al segnale dello starter e noi con lei, in nome di Pinketts.
Vicende tragiche e fatti grotteschi, personaggi buffi e figure inquietanti, apparizioni vere e visioni false, miracoli, delitti, onnipotenze e deliri. L'autore non si tira indietro.
La domanda, alla fine, sorge spontanea: ma se Gesu' Cristo morendo ha pagato per tutti noi, chi alla fine dell'Ultima Cena ha dimenticato di pagare il conto?
E ADESSO GODITI IL MERITATO PREMIO CLICCANDO QUI.
SPUTERO' SULLE VOSTRE TOMBE di Boris Vian
L'autore, sotto lo pseudonimo di Vernon Sullivan, lo scrisse per scommessa in un paio di settimane nell'estate del 1946.
E' la storia di un certo Lee Anderson, un uomo di colore nato bianco (ebbene si', ogni tanto capita anche questo) che vuole vendicare l'assassinio del fratello. Dopo aver preso in gestione una libreria, Lee riesce ad entrare nella cerchia "bene" dei bianchi della zona e con un amico inizia una serie incredibile di scorribande scabrose, fatte di alcol, musica e sesso violento. Avete presente quelli che chiamano "belli e dannati"? Bene, Lee Anderson e' uno di questi.
Nemmeno il tempo di uscire che il romanzo divenne un best-seller. La censura, cosa inevitabile a quell'epoca, se lo pappo' in un boccone e il suo autore venne condannato per offesa alla morale. La critica lo fece a pezzi ma, nonostante tutto, di li' a qualche anno ne venne tratto un film. Per evitare problemi, a Boris Vian fu impedito di collaborare alla sceneggiatura. La cosa lo feri' a tal punto che un infarto se lo porto' via proprio nel giorno della "prima".
Si legge in un fiato, credetemi. Ah, dimenticavo: i deboli di stomaco si tengano un secchio a portata di mano...
MILANO CALIBRO 9 di Giorgio Scerbanenco
Ventidue racconti. Avete capito bene: ventidue, in pratica come dire due volte undici. O undici volte due, scegliete voi.
Ci sono sia l'amore che la tenerezza, non posso nasconderlo, ma soprattutto c'e' la morte. Storie dure e crude, raccontate con quel pizzico di cinismo che non guasta mai in queste occasioni.
Altro che Milano da bere: questa e' una Milano da bare. Morti ammazzati, traffici loschi, donnette allegre, killer spietati e mezze cartucce. Non manca nulla. Le pagine, vi avviso, grondano sangue. Attenti a non sporcarvi le scarpe.
SPARATE SUL PIANISTA di David Goodis
E' un romanzo noir del 1956 che sembra scritto l'altro ieri. Eddie parla e sorride poco, ma suona il piano con dita veloci. E' il pianista di un locale malfamato, un uomo che si lascia vivere dalla vita e che sta sempre per cadere. Ha sbagliato e ha paura che gli possa ricapitare.
Un giorno il suo fragile equilibrio si spezza di nuovo: il passato irrompe con prepotenza nella sua vita. Suo fratello e' in fuga, inseguito da una banda di gangster spietati. I ricordi riaffiorano subito e il pianista Eddie e' costretto a tornare a vivere in quel mondo, pericoloso e che odia con tutto il cuore, in cui le persone hanno anche sentimenti ed emozioni.
E' quel mondo in cui donna significa ancora amore e lealta' puo' voler dire rinunciare per sempre ad una vita felice.
Francois Truffaut lo fece diventare un film nel 1960, mettendo addosso a Charles Aznavour i panni sgualciti di Eddie il pianista.
SANGUE DI YOGURT di Andrea G. Pinketts
Quattro racconti, tutti degni del miglior Pinketts.
In una Francia corrotta, due giornalisti inseguono un serial killer che uccide le "Miss Yogurt" del paese.
Negli anni cinquanta americani, un gruppo di paperi senza macchia e senza paura combatte per difendere i deboli.
Nella Milano che piu' gli piace, una modella cerca successo in tv portandosi nella borsetta un riccio.
Uno psicanalista indaga sull'uomo che trent'anni prima bruciava i bambini e che ora e' tornato per bruciare i trentenni.
IN PRIMA LINEA di Fiorenzo Croci
Il sergente Mario Croci in prima linea.
Quaranta sotto zero, nemico numericamente superiore, mezzi inadeguati. L'avanzata delle truppe italiane sul fronte russo tra il '41 e il '42.
Una storia vera, raccontata in modo coinvolgente, e a tratti commovente, dal figlio del protagonista. Piu' di una testimonianza personale.
Come cantava quel tale, una carezza in un pugno.
UN FETICCIO NON LO SI NEGA A NESSUNO.